LITURGIA

  • MinistrantiLeggi  ­­­­–¬

    Vuoi essere al servizio di Gesù...

     ...e della comunità nel servizio liturgico?

     

     

    I Ministranti: chi sono?

    Che importanza hanno nella nostra comunità cristiana?

    Come si può diventare uno di loro?

     

    I Ministranti non sono altro che dei giovani che vogliono servire il Signore aiutando il sacerdote nella celebrazione della S. Messa. Per essere un Ministrante non è necessaria nessuna dote particolare; ci vuole solo voglia di servire il Signore.

    Ogni anno, la nostra Parrocchia, invita a diventare Ministranti tutti i ragazzi che hanno voglia di esserlo. C’è però un impegno da rispettare; la riunione che si tiene ogni sabato dalle 15:00 alle 15:30 circa. Da settembre a dicembre, gli aspiranti capiranno come si comporta il Ministrante di fronte ad ogni problema e ad ogni particolare situazione, diventando dei veri e propri Ministranti. Seguendo il nostro sacerdote e vivendo il Vangelo, saranno in grado di portare a termine i vari “compiti” che si devono svolgere durante la S. Messa.

  • Ministri StraordinariLeggi  ­­­­–¬

     

    L’istruzione “Immensae caritatis” della Congregazione dei Sacramenti (1973), segna la data di nascita del Ministero Straordinario della dell’Eucaristia.

     

    Il semplice battezzato-cresimato adulto, uomo o donna, può venire incaricato della distribuzione del pane eucaristico sia durante che fuori della messa. Un fatto che ha, dapprima, suscitato in alcuni meraviglia e rifiuto, ma che si è manifestato di grande utilità pastorale. Questo è un modo concreto per far crescere la coscienza del sacerdozio comune, fondato sul battesimo.

     

    La sopra citata istruzione adduce le seguenti istruzioni pratiche:

     

    1. Durante la celebrazione della messa, a motivo di un grande affollamento di fedeli, oppure per qualche difficoltà, in cui venga a trovarsi il celebrante;
    2. Fuori della celebrazione della messa quando per le distanze dei è difficile portare la Comunione agli ammalati.

     

    Nella nostra parrocchia sono diverse le persone chiamate dal Signore e dal “Parroco” ad avere questo ministero così importante per la comunità parrocchiale soprattutto per gli ammalati. Sono con la loro testimonianza voce di speranza e di conforto.

     

  • LettoriLeggi  ­­­­–¬

    Come ben sappiamo la Messa è costituita da due parti principali: la “Liturgia della Parola” e la “Liturgia Eucaristica” Nella Messa infatti viene imbandita sia la mensa della Parola di Dio (Ambone, da cui si proclama la Sacra Scrittura) sia la mensa del Corpo di Cristo (Altare).

     

    Nella liturgia della Parola, Dio parla al Suo Popolo, attraverso la lettura della Bibbia e l’omelia del Celebrante che commenta le letture.

     

    Il  servizio liturgico della lettura viene svolto, come tutti gli altri servizi, da vari ministri ad esso preposti:

    • la proclamazione del Vangelo è di competenza del Diacono, in sua assenza del Sacerdote;
    • la proclamazione delle altre letture è di competenza del Lettore.

     

    Il Lettore può essere istituito o di fatto.

     

    Chi è il lettore istituito?

    E’ un laico al quale la Chiesa, dopo che abbia seguito una adeguata preparazione ed abbia manifestato di possedere le necessarie attitudini, affida la proclamazione delle parola di Dio eccetto il Vangelo; può anche proporre le intenzioni delle preghiera universale ed in mancanza del salmista proclamare il salmo interlezionale. Il lettore ha anche altri compiti che sono ben specificati nell’Ordinamento generale del Messale Romano ai punti 99 e 194-198. In particolare al lettore istituito  viene affidata anche la preparazione dei fedeli alla comprensione della parola di Dio.

     

    Si tratta quindi di un ministero con compiti oltre che di proclamazione della Parola di Dio, di catechista, di educazione alla vita sacramentale e di evangelizzazione.

     

    Presupposto fondamentale per svolgere tali delicati compiti è la conoscenza, la meditazione e la testimonianza della parola di Dio e quindi una adeguata preparazione che deve essere soprattutto spirituale, ma è anche necessaria quella propriamente tecnica.

     

     La preparazione spirituale comporta:

     

    • la formazione biblica: deve portare i lettori istituiti a  saper inquadrare le letture nel loro contesto ed a cogliere il centro dell’annuncio rivelato alla luce delle fede
    • la formazione liturgica: deve comunicare ai lettori istituiti  una certa facilità nel percepire il senso e la struttura delle Parola e le liturgia eucaristica;
    • la preparazione tecnica: deve rendere i lettori istituiti  sempre più idonei all’arte di leggere in pubblico,  sia a voce libera che con l’aiuto degli strumenti di amplificazione.

     

    Chi  è  Il lettore di fatto ?

    Spesso nelle parrocchie, come attualmente nella nostra, non sono presenti lettori istituiti ma, come specificato al punto 52 delle premesse al Nuovo Lezionario:

     “l’assemblea liturgica non può fare a meno dei lettori, anche se non istituiti per questo compito specifico. Si cerchi quindi di avere a disposizione alcuni laici che siano particolarmente idonei e preparati a compiere questo ministero. Se ci sono più lettori e si devono proclamare più letture, è bene distribuirle fra i vari lettori”.

     

    Ecco allora il lettore di fatto: un laico, uomo o donna, al quale viene affidato il compito temporaneo di proclamare la Parola di Dio ( con l’ovvia esclusione del Vangelo) durante le celebrazioni liturgiche. Si tratta quindi di un ministero di fatto che, come gli altri ministeri di fatto (ad es. il ministero straordinario dell’Eucarestia), non hanno riconoscimento ecclesiale ma costituiscono “consistenti e costanti servizi pubblici alla Chiesa”.

     

    In  parrocchia esiste un gruppo di lettori di fatto, preparati adeguatamente tramite una serie di incontri tenuti dal parroco, che ad ogni celebrazione liturgica, mediante una turnazione, garantisce la presenza di persone che si impegnano a “proclamare” bene la Parola di Dio, affinché porti buoni frutti a coloro che l’ascoltano.

     

    COME PROCLAMARE LA PAROLA DI DIO

     

    La lettura (o, meglio, la proclamazione) della Parola di Dio può sembrare, all’apparenza, una operazione semplice. In fondo si tratta “solo” di leggere e parlare. Dobbiamo però tenere presente che:

     

    •  lo si fa in pubblico
    • si  proclama la Parola di Dio e quindi  gli stiamo prestando la nostra voce.

     

    Il lettore quindi non deve identificarsi mai con l'io che vi è espresso.

     

    Io lettore devo ricordare che:

     

    “Non sono io lettore  ad irritarmi, a consolare, ad esortare, ma Dio. Certo, non si deve leggere il testo con tono monotono e indifferente; al contrario, lo leggerò sentendomi io stesso interiormente impegnato e interpellato. Ma tutta la differenza fra una buona e una cattiva lettura apparirà quando, invece di prendere il posto di Dio, io accetterò semplicemente di servirlo. Altrimenti rischio di attirare l'attenzione dell'uditore sulla mia persona e non sulla parola: è il vizio che minaccia ogni lettura della Bibbia". Per questo, occorre tenere presenti alcune regole fondamentali da rispettare  per la proclamazione delle letture nella Liturgia della Parola.

    1. Il lettore deve  in primo luogo leggere i testi (non solo la lettura che si deve proclamare) per capirne il significato e conoscere il contesto della celebrazione in cui sono inseriti. Ad esempio, il senso della prima lettura è sempre collegato con quello del brano di Vangelo e la colletta (cioè la preghiera iniziale che segue il canto del Gloria e precede immediatamente la Liturgia della Parola) esprime il motivo dominante della celebrazione. Poi il lettore dovrebbe leggere diverse volte il testo ad alta voce. Solo così, infatti, ci si può rendere conto di un gran numero di difficoltà.
    2. Il lettore deve conoscere bene l'ordinamento delle letture e dei lezionari, almeno per quanto riguarda le domeniche e le feste degli anni A, B e C; i giorni feriali dell'anno I e II (anni dispari e anni pari); le messe dei santi (che offrono spesso varie possibilità di scelta).
    3. È necessario che pensi agli uditori e si regoli su di essi. Col suo modo di parlare, guardare e comportarsi deve stabilire un certo contatto con essi, creare una comunicazione. Dato che si ascoltano in maniera diversa le persone cui ci si sente legati, bisogna tener conto della relazione fra lettore e comunità. Tale relazione esiste già in una certa misura a motivo dei rapporti comunitari, che sono stati stretti nella vita quotidiana al di fuori della celebrazione.
    4. È necessario conoscere l'uso del microfono. Mantenere una distanza dai 20 ai 30 cm. Parlare direttamente nella sua direzione (regolare l'altezza e l'angolatura). Non troppo forte, in maniera chiara e disciplinata.
    5. La preparazione è indispensabile: leggere ad alta voce a casa; approfondire il testo, renderselo familiare; pensare a quello che si legge; quello che non capisco non posso neppure comunicarlo in maniera comprensibile.
    6. Articolare il testo. Fare le debite pause: la punteggiatura non è sempre un criterio attendibile.
    7. Controllare il ritmo della lettura, le pause, il volume, il tono della voce, l'articolazione, la respirazione, la melodia della frase, la cadenza, le inflessioni dialettali utilizzando eventualmente, soprattutto le prime volte, un registratore.
    8. Non accentuare troppo. Porre solo un accento principale nella proposizione. Non evidenziare gli aggettivi, le negazioni e la finale della frase.
    9. Prima di un'affermazione importante è utile fare una pausa per aumentare la tensione.
    10. Accedere con calma all'ambone. Aspettare che tutti si siano seduti e sistemati. Respirare profondamente. Cominciare a parlare lentamente.
    11. Alla fine terminare con calma. Breve pausa di silenzio prima di cominciare il salmo responsoriale.

     

    PER CONCLUDERE

     

    Il lettore, nell’ambito delle celebrazioni liturgiche, svolge un vero e proprio ministero a lode di Dio e per il bene della comunità radunata in preghiera.

     

    Egli è uno strumento nelle mani di Signore il quale, intanto parla a lui, poi apre la sua bocca e gli affida la “missione “ di parlare ai fedeli in suo nome.

     

    Compito di straordinaria importanza ed altrettanto straordinario deve essere l’impegno e la consapevolezza del lettore nel svolgerlo.

     

     

  • Il CoroLeggi  ­­­­–¬

    Nella costituzione conciliare sulla rifoma liturgica la “Sacrosanctum Concilium” al n. 30 riguardante la Partecipazione attiva dei fedeli così si afferma: “Per promuovere la partecipazione attiva, si curino le acclamazioni dei fedeli, le risposte, il canto dei salmi, le antifone, i canti, nonché le azioni e i gesti e l’atteggiamento del corpo. Si osservi anche, a tempo debito, un sacro silenzio”.

    In questa sezione vogliamo sottolineare la partecipazione dell’assemblea al canto. In parrocchia le celebrazioni sono accompagnate dall’organo e da altri strumenti. Lav S. Messa domenicale delle ore 10 è animata dal coro “piccole voci” guidato da Rosanna Russo, Tiziana Carrubba, Luisa Cicciarella e la maestra Nina. Alle 18 il coro accompagnato da Raffaella Salerno e/o dal piccolo maestro Angelo Pantoni.

     

    Ma cosa ci dice il Concilio sul canto?

     

    LA MUSICA SACRA

    Dignità della musica sacra

     

    112. La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai romani Pontefici; costoro recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri. La Chiesa poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie. Perciò il sacro Concilio, conservando le norme e le prescrizioni della disciplina e della tradizione ecclesiastica e considerando il fine della musica sacra, che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli, stabilisce quanto segue.

     

    La liturgia solenne

    113. L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando i divini uffici sono celebrati solennemente con il canto, con i sacri ministri e la partecipazione attiva del popolo. Quanto all’uso della lingua, si osservi l’art. 36; per la messa l’art. 54; per i sacramenti l’art. 63; per l’ufficio divino l’art. 101.

     

    114. Si conservi e si incrementi con grande cura il patrimonio della musica sacra. Si promuovano con impegno le « scholae cantorum » in specie presso le chiese cattedrali. I vescovi e gli altri pastori d’anime curino diligentemente che in ogni azione sacra celebrata con il canto tutta l’assemblea dei fedeli possa partecipare attivamente, a norma degli articoli 28 e 30.

     

    Formazione musicale

    115. Si curi molto la formazione e la pratica musicale nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e negli studentati, come pure negli altri istituti e scuole cattoliche. Per raggiungere questa formazione si abbia cura di preparare i maestri destinati all’insegnamento della musica sacra. Si raccomanda, inoltre, dove è possibile, l’erezione di istituti superiori di musica sacra. Ai musicisti, ai cantori e in primo luogo ai fanciulli si dia anche una vera formazione liturgica.

     

     

    Canto gregoriano e polifonico

     

    116. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell’azione liturgica, a norma dell’art. 30.

     

    117. Si conduca a termine l’edizione tipica dei libri di canto gregoriano; anzi, si prepari un’edizione più critica dei libri già editi dopo la riforma di S. Pio X. Conviene inoltre che si prepari un’edizione che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole.

     

    Canti religiosi popolari

     

    118. Si promuova con impegno il canto religioso popolare in modo che nei pii e sacri esercizi, come pure nelle stesse azioni liturgiche, secondo le norme stabilite dalle rubriche, possano risuonare le voci dei fedeli.

     

    La musica sacra nelle missioni

     

    119. In alcune regioni, specialmente nelle missioni, si trovano popoli con una propria tradizione musicale, la quale ha grande importanza nella loro vita religiosa e sociale. A questa musica si dia il dovuto riconoscimento e il posto conveniente tanto nell’educazione del senso religioso di quei popoli, quanto nell’adattare il culto alla loro indole, a norma degli articoli 39 e 40. Perciò, nella formazione musicale dei missionari si procuri diligentemente che, per quanto è possibile, essi siano in grado di promuovere la musica tradizionale di quei popoli, tanto nelle scuole, quanto nelle azioni sacre.

     

    L’organo e gli strumenti musicali

    120. Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti. Altri strumenti, poi, si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale, a norma degli articoli 22-2, 37 e 40, purché siano adatti all’uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l’edificazione dei fedeli.

     

    Missione dei compositori

     

    121. I musicisti animati da spirito cristiano comprendano di essere chiamati a

              coltivare la musica sacra e ad accrescere il suo patrimonio. Compongano

                  melodie che abbiano le caratteristiche della vera musica sacra; che

                      possano essere cantate non  solo dalle maggiori

                                      « scholae cantorum », ma che convengano anche alle

    «                                     « scholae » minori, e che favoriscano la partecipazione

                   attiva di tutta l’assemblea dei fedeli. I testi destinati al canto sacro

         siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza dalla sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche.

     

     

Copyright © 2014 San Corrado. All Rights Reserved.

N° di visitatori:

contatore